In testa Luigi De Magistris, sindaco di Napoli con il 70% dei consensi, autore di un incremento, rispetto al giorno delle elezioni, di quasi 5 punti; al secondo posto, con il 66%, Massimo Zedda, sindaco di Cagliari.
Al terzo posto pari merito con il 65% De Luca (Salerno), Tosi (Verona) e Michele Emiliano (Bari). Sono questi i risultati piu’ importanti del Goivernance Poll 2011, il sondaggio annuale dell’Istituto IPR Marketing per il Sole 24 Ore sul consenso agli amministratori locali.
De Luca e Tosi sono fra i pochi a conservare una posizione ai vertici della graduatoria, che l’anno scorso contavano fra gli altri Peppino Vallone (Crotone) e Massimo Cialente (L’Aquila) dietro al primato del fiorentino Matteo Renzi ora sprofondato in zone più anonime intorno a metà classifica: un pacchetto nutrito, quello dei sindaci che dal Governance Poll non ricevono soddisfazioni, visto che il 50% dei primi cittadini arretra o al limite pareggia il risultato dell’anno scorso.
La classifica stilata dagli elettori che in ogni città hanno risposto positivamente alla domanda-chiave rivolta loro da Ipr Marketing («Se domani ci fossero le elezioni, voterebbe a favore o contro l’attuale sindaco?») non piacerà certamente al Pdl, che occupa in modo quasi integrale le ultime 10 posizioni (l’unica eccezione è il piddino Giovan Battista Mongelli, sindaco di Foggia e penultimo con solo un 45% di elettori disposto a rivotarlo domani).
Nemmeno il Pd, però, ha motivi per stappare champagne: De Magistris e Zedda si sono fatti strada schiacciando il candidato del partito alle primarie o alle urne «vere», e sono fra gli esponenti di punta di quella «primavera arancione» che gli uomini di Bersani hanno sopportato più che supportare quando la spinta elettorale l’ha reso inevitabile.
Anche Michele Emiliano e Vincenzo De Luca hanno costruito una fetta importante della loro cifra politica con le critiche alle varie segreterie che si sono succedute al vertice del Pd, per cui il primo esponente «ortodosso» di peso si incontra all’11esimo posto: è Piero Fassino, che con il 59% di «sì» (e un incremento del 2,6% rispetto alle elezioni di primavera) ottiene un buon risultato ma si tiene ancora lontano dalle performance ottenute negli ultimi anni dal suo predecessore Sergio Chiamparino (che l’anno scorso si piazzò secondo con il 66 per cento).
Fonte Il Sole24ore


