Il popolo del PD, quello disposto finanche a pagare per votare alle primarie, certamente pagherebbe di tasca propria anche per la costruzione di un partito finalmente forte e unito. Forse, proprio quel desiderio è il padre di una vittoria tanto schiacciante da suonare come un plebiscito. Perché non era più tempo di dividersi in due fazioni – pressappoco 50 e 50 – stavolta piuttosto era e resta necessario trovare un vero leader, quella figura carismatica e rassicurante che è stata individuata in Pierluigi Bersani, nella speranza che gli stessi sconfitti, Franceschini e Marino, con i rispettivi elettori si mettano al fianco e non di fronte al nuovo Segretario del Partito Democratico.
Uno per tutti, tutti per uno dovrebbe essere il nuovo grido di battaglia. I propositi sembrano quelli, ma di buoni propositi è lastricato l’inferno, come dicono i saggi e infatti, a livello locale – squisitamente nostrano – i primi battibecchi post-scrutinio non lasciano intravedere nulla di buono all’orizzonte, con l’area Valiante-Conte che parla di sconfitta a livello nazionale dell’area De Luca-Cuomo.
Ma, mai come in questo caso, la sconfitta è proprio di quelli che non riescono a guardare oltre a un palmo dal proprio naso. O dal proprio orticello.


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