Caldoro propone Fondo di Garanzia: “Con ritardo pagamenti macchina rischia di fermarsi”

Per far fronte ai problemi di scarsa liquidità, il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, rilancia l’idea dell’istituzione di un Fondo di Garanzia nazionale che possa servire per i pagamenti alle imprese. “Una proposta concreta, che ho scritto come norma e consegnato al Governo – ha affermato Caldoro, in un video sul suo blog caldoropresidente.it – per dare un segnale di coesione territoriale e risposta del Sud”.

Un Mezzogiorno, ha spiegato “che non è quello che chiede risorse per chiederle, ma che nell’ambito nazionale, vuole dare la sua risposta in termini di crescita e sviluppo”. Caldoro chiede di “aprire un tavolo per ragionare”. “Il Govenro si è impegnato a farlo – ha detto – e attorno alla proposta si deve raccogliere il più ampio consenso possibile”. L’idea del Fondo di garanzia, lanciata nel corso di una seduta del Consiglio regionale campano, alla fine di dicembre, prevede di concentrare le risorse non spese dalle Regioni.

“Un pezzo di ricchezza, risorse che ci sono e sono bloccate, non possono essere utilizzate – ha sottolineato – E’ un delitto che restino ferme”. Sono fondi “prevalentemente nelle casse delle Regioni più ricche, della parte del Paese che sta meglio, soprattutto al Nord”. Realtà che però, precisa, “non possono spendere quelle risorse perché si rischia di sforare il Patto di stabilià. “E’ come avere un conto in banca, ma non si può spendere perché il tetto di spesa è limitato – ha sottolineato – si può spendere fino a 100, e se ne ha 150 deve mantenere 50 in cassa”. E’ così che si è accumulato “un tesoretto”. “Utilizziamo questa cassa disponibile di circa 10miliardi di euro che nessuno può usare – ha concluso – e diamola a chi non ha liquidità per pagare imprese, lavoratori”. “La macchina rischia di fermarsi e tutto si blocca, già c’é la crisi e si aggiunge che c’é non regolarità nei pagamenti”. Aggiunge Caldoro. Licenziamenti, cantieri che chiudono, disoccupazione che aumenta e assenza delle condizioni di crescita: sono “gli effetti diretti” del problema di molte realtà produttive che “non riescono ad avere liquidità, a essere pagati in generale dal sistema pubblico, dai Comuni, dalle Regioni, dalle Province”. “Non si genera più ricchezza – ha sottolineato – e non ci sono condizioni di crescita”.

Caldoro ha fatto l’esempio di imprese che hanno cantieri, lavoratori, al Nord come al Sud del Paese. “Una grande impresa di trasporti, navigazione, ricerca svolge la sua attività al Nord e al Sud, nella regione più ricca come la Lombardia e in una più povera come la Campania e la Calabria – ha spiegato – Questa impresa viene da me, in quanto presidente della Regione, e dice: ‘Non posso piu’ tenere aperto il cantiere qui perché non ci sono le risorse per garantire i pagamenti della mia impresa, li lascio aperti solo al Nord’. Perché dovremmo creare questa disparità di trattamento?”. Lo stesso, ha proseguito, vale per un’azienda del Sud, “dinamica, forte, che ha cantieri anche al Nord”. “Finirà per chiudere i cantieri dove ha la sua sede legale – ha concluso – per andare in altre parti dove i pagamenti sono a 150 giorni, qui arrivano anche a mille giorni di ritardo”.

“In passato le risorse disponibili per il Mezzogiorno sono state spese al Nord. Non chiediamo che vengano restituite, ma un sistema equo”. Di fronte alla proposta, ha spiegato, una delle critiche possibili, “é dire che si prendono i soldi da una parte del Paese per darle a un’altra. Non è così”. Caldoro ha ricordato che, a riguardo, “nel momento di grande crisi”, le risorse del Sud sono state destinate ad altre realtà”. “Nessuno vuole fare debito in più – ha precisato – La critica che qualcuno ha mosso all’inizio è che questo argomento viene usato per spendere di più, ma l’Europa non lo consente”. “Noi lasciamo lo stesso tetto nazionale – ha concluso – Se é dieci resta dieci”.
Fonte ANSA

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