Se la sostituzione di Szatmari è il principale cruccio per mister Breda, la risoluzione del rebus attacco non è di certo secondaria. In questa fase della stagione l’impressione è che l’unico punto fermo nel tridente sia Dino Fava che per caratteristiche e per bagaglio di esperienza riesce a farsi preferire al possente Litteri, ancora a caccia della migliore condizione fisica. Per il resto è bagarre.
Sulla questione relativa agli esterni il tecnico trevigiano si è già soffermato sia nell’immediato dopo partita col Lumezzane, che dopo la ripresa degli allenamenti. Breda ha spiegato che, in una gara come quella coi lombardi, Montella, pur non al meglio, è più attaccante di Falzerano per come era stata impostato lo spartito tattico ha scalzato il giovane collega, titolare a Sorrento.
Mentre Ragusa, che pure era stato schierato nell’undici base, esprimendosi meglio quando può giocare in campo aperto, ha sofferto al cospetto di un avversario che lo aspettava, coprendo la propria zona di competenza. Allo stesso tempo, sottolineando che chi entra in campo deve metterlo in difficoltà, Breda ha lasciato intendere che i giocatori partiti dalla panchina non lo hanno convinto.
E il riferimento a Merino è parso chiarissimo, anche alla luce di alcune giocate non particolarmente felici del Maradona delle Ande, al solito piuttosto anarchico ed insofferente nei riguardi di precise consegne tattiche.
Allo stesso tempo, proprio su Merino in questi primi allenamenti Breda ha insistito, pungolandolo, spronandolo a tentare il passaggio vincente o la battuta a rete. Più in generale il tecnico trevigiano ha fatto lavorare i suoi sull’occupazione degli spazi e sul movimento senza palla.
In particolare, il trainer granata ha chiesto proprio agli esterni offensivi un lavoro specifico, i tagli vanno effettuati con i tempi e con i movimenti giusti, possibilmente alle spalle dell’avversario in maniera tale che risultino addirittura letali.
Allo stesso tempo, il contributo dei due attaccanti laterali in fase di non possesso è determinante, visto che devono rientrare nella propria metà campo per evitare che gli avversari attacchino in superiorità numerica. Lavoro dispendiosissimo, ma in questa maniera il modulo, il 4-3-3, può diventare un’arma micidiale.


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